Quando è iniziato il declino di Matteo Berrettini? Non sono quesiti che cambiano il mondo ma ci stavamo pensando poche ore fa, mentre assistevamo alla sua sconfitta contro Popyrin nel primo turno di Roma. Australiano fra l’altro anche lui in piena crisi (nel 2026 aveva vinto 4 partite su 16, di cui una contro un passante a Doha), sia pure per motivi diversi rispetto all’azzurro, che dalla fine del 2022 non è più stato lui fra intervento alla mano destra, problemi agli addominali e alle caviglie, e mille altri infortuni.
Senza contare la testa, fra l’extratennis che a fine 2023 ha portato ai saluti con Santopadre e l’esplosione totale di Sinner che ha messo la carriera di Berrettini in tutt’altra prospettiva, agli occhi del pubblico canottierato, dei media e anche suoi. Ma come, dopo 45 anni in cui nessun tennista italiano maschio arriva in finale in uno Slam io sto quasi per vincere Wimbledon e adesso vengo trattato come un tronista di Maria De Filippi o una specie di Margheritoni del tennis?
Umanissimo questo ragionamento, al di là dei buoni rapporti con Sinner, per un tennista la cui carriera è stata al netto di Wikipedia paragonabile a quella di Panatta e a quella asteriscabile, per colpa dei tempi, di Pietrangeli. Di più: siamo convinti che il peso specifico degli anni buoni di Berrettini lo renda superiore agli altri due campioni e alle loro più lunghe carriere, senza metterci e copincollare l’elenco delle vittorie e a maledire il COVID che nel 2022 gli impedì di partecipare a uno Wimbledon in cui era il grande favorito dopo la finale dell’anno prima persa bene contro Djokovic e le fresche vittorie al Queen’s e a Stoccarda. Tutti evidentemente a distanza siderale dal Sinner di oggi e e di domani. E quindi? Come per la sicurezza, le carriere sono una questione di percezione.
stefano@indiscreto.net


Il miglior tennis di Berrettini, di cui rimango un fan sfegatato (avevo pure le notifiche attivate sui suoi risultati su diretta), è sempre stato quello di uno che nei momenti cruciali non perdeva mai la testa, non si faceva mai prendere dal panico, e faceva sempre la scelta giusta, tecnicamente e tatticamente. Solidissimo al servizio, pronto a sfruttare i passaggi a vuoto, naturali, degli avversari. Negli slam sul veloce ha sempre beccato Nadal in missione quando è andato in fondo, e quel Roland Garros con interruzione contro Djoko è stato il primo scherzetto del destino di un potenziale slam negato. Probabilmente al posto di Zverev agli AO di quest'anno il miglior Berrettini avrebbe battuto Alcaraz e forse vinto lo slam che oggettivamente gli manca, così come a Zverev e Tsitsipas. Inutile girarci attorno: l'esplosione di Sinner gli ha tolto quel qualcosa che lo faceva rendere al top prima di tutto mentalmente. Sommato al tempo che passa, gli infortuni e chissà cos'altro... ecco il declino. Immeritato.
Non penso il suo problema sia la fi*a.
Doverosa citazione di Wimbledon 2022, veramente grande sliding door, anche se il favorito quell'anno rimaneva Djokovic. Aggiungiamoci che anche l'edizione saltata del 2020 si è collocata nei suoi anni migliori, davvero poca fortuna da quel punto di vista.
La domanda iniziale me la ero posta anche io e la mia risposta è netta: al netto delle vicissitudini degli anni precedenti, lo spartiacque è stato il doppio infortunio fra Madrid e Roma 2025. All'inizio di quella stagione era ancora un giocatore di alto livello, come testimoniato da vittorie contro Djokovic, Zverev, De Minaur e una semifinale sfiorata a Miami, costringendo Fritz a una battaglia tiratissima nei quarti. Dopo quell'ennesimo lungo stop non si è mai davvero ripreso. Grande protagonista in Davis, vero, ma contro avversari oggettivamente modesti o bolliti.
Resta uno dei miei personaggi sportivi preferiti degli ultimi anni, e spero in un ultimo guizzo sull'amata erba prima del sipario.