Si può vivere bene a Milano guadagnando 1.400 euro netti al mese? Dipende. Se sei tunisino evidentemente sì, almeno secondo recenti studi del Comune, visto che l’ATM non trovando autisti italiani non ha pensato nemmeno per un nanosecondo di offrire loro stipendi più alti ma semplicemente ha importato autisti tunisini poveri, disposti ad abbandonare la loro terra per vivere male in un’altra. Intendiamoci: non avevano come offerta alternativa quella di CEO di Apple e nemmeno di cameriere a Djerba, nessuno li ha prelevati con la forza. Ma lo schiavismo risiede nella costrizione, non nell’uso fisico della frusta.
In estrema sintesi la vicenda che ha molto colpito il maestro Budrieri (35 anni all’ATM, passando anche attraverso i famosi insulti di Pillitteri, a lui socialista da sempre) è questa: l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, controllata dal Comune di Sala, qualche mese fa in Tunisia ha selezionato 30 autisti locali disoccupati che proprio in questi giorni dovrebbero arrivare a Milano dopo un periodo di formazione linguistica svolto per raggiungere il livello B1 di italiano. Nel loro futuro un contratto a tempo determinato da 28.388 euro lordi l’anno, esercitazioni nel traffico milanese fra Smart e hoverboard e, infine, le linee urbane ed extraurbane dell’ATM, dopo questa estate per così dire di studio.
La narrazione, purtroppo anche quella giornalistica, parla di ‘corridoio lavorativo organizzato’, ‘migrazione economica ordinata’, ‘modello replicabile’, eccetera. Puro lessico PD, ma in questo caso la domanda del lettore di destra è uguale a quella del lettore di sinistra: perché un italiano non vuole fare un lavoro tutto sommato sicuro (basta non farlo sulla 90/91 di notte) per l’ATM?
Intanto per le prospettive: con 25 anni di servizio si è di poco sotto i 1.800 euro netti al mese. Ma anche per il presente: impossibile trovare, anche in periferia, un monolocale a meno di 650-700 euro di affitto reali (quindi comprensivo anche delle spese di condominio), non parliamo poi dell’impossibile bilocale. Aggiungiamo le bollette e il mangiare, anche dando per scontato che il tunisino sia meno pretenzioso dell’italiano e vada direttamente su Panorama e Tesori dell’Arca, e i conti sono presto fatti. Non c’è margine nemmeno per pagarsi DAZN.
Dov’è il trucco, nel caso specifico? I 30 emigranti saranno ospitati in imprecisate ‘strutture convenzionate’. Che in italiano e forse anche in arabo si potrebbe tradurre con ‘dormitori’. Nella migliore delle ipotesi appartamenti del Comune messi in condivisione, di sicuro non adatti a famiglie. Questo è lo schema, quindi. Non è nuovo, non è milanese, non è nemmeno italiano: è il meccanismo che alimenta da decenni il mercato del lavoro nei settori meno appetibili delle economie avanzate. Si importa forza lavoro da Paesi più poveri, si offrono condizioni che il lavoratore locale non accetterebbe, e si chiama il tutto ‘risposta alla carenza di personale’, con tanto di interviste di Retequattro al ristoratore che si vanta di pagare regolarmente i suoi dipendenti, come se fosse un favore. Vi scandalizzate? Vi siete mai chiesti perché il rider di Glovo che vi porta i dim sum raramente sia scandinavo?
Teniamo in fondo l’unica cosa che davvero volevamo dire: il problema non sono nemmeno i 1.400 euro, in fondo un venticinquenne italiano che vive a casa dei genitori, sognando le giornaliste di Criscitiello, e che aspetta che la nonna tiri le cuoia lasciandogli il bilocale potrebbe anche farcela. Per non parlare di chi ha una moglie che guadagni almeno la stessa cifra. È che gli italiani 2026 nella media considerano degradante il lavoro per il lavoro, quello che ti fa perdere punti e autostima di fronte a uno junior product manager qualsiasi o a un creator senza mezza idea.
stefano@indiscreto.net



Commento senza commentare sennò rischio. Ma ci siamo capiti.
Ho una quota in una società di trasporti (sia servizio pubblico sia noleggio privato) e il problema degli autisti è presente già da qualche anno.
La nostra azienda non ha base a Milano e ha una frazione del giro d’affari di ATM ma posso dire che anche offrendo stipendi più alti (1800/2100 mese) e il pacchetto patente D + CQC (costo pari a 2000/2500 euro se dovesse farsene carico l’autista) non troviamo abbastanza italiani disposti a farlo o a farlo in maniera continuativa (appena possono lasciano per un lavoro che non li impegni - a turno - il sabato e la domenica).
Siamo costretti a trovarli all’estero (Croazia principalmente).
I tempi in cui il figlio/nipote prendeva il posto del padre/zio/nonno che andava in pensione sono passati da un pezzo.
Nel nostro caso non possiamo offrire di più, pena la sostenibilità economica dell’attività, considerato che il prezzo e il numero delle corse viene fissato in modo rigido dalla Regione Lombardia e dal Comune di pertinenza. La Regione, a fronte di ciò, prevede dei contributi, che però difficilmente arrivano puntuali (il che significa farle da banca) e non sono assolutamente generosi (eufemismo)